Riceviamo e pubblichiamo
Ho letto gli articoli del mattino relativi alla vicenda dell'Istituto Comprensivo di Montegrotto. L'incontro con l'ispettore è stato di grande sollievo, direi quasi liberatorio. Ho trovato un «superiore» prima di tutto umano e rispettoso della figura dell'insegnante, attento a capire i veri problemi, prima di trovare colpevoli da punire. Ho consegnato nelle sue mani un grosso dossier di testimonianze e di documenti che mostrano palesemente la sofferenza di tanti anni di servizio nella scuola del «mio paese», sofferenza non solo mia, ma anche di altri colleghi che, in sedi separate, hanno vissuto esperienze simili.
Dalla stampa di questi giorni apprendo con amarezza che, ancora una volta, i veri problemi della nostra scuola vengono mascherati da argomentazioni fasulle che bloccano ancora di più il dialogo, rivelando una vera povertà di idee.
All'ispettore ho fatto notare come la nostra realtà scolastica di Montegrotto sia vissuta su due fronti, nettamente opposti: da una parte la scuola dell'immagine, dei progetti, delle grandi parole, del formalismo, degli organi collegiali, della «mostra»; dall'altra invece la scuola delle «persone», dei problemi reali, del vissuto quotidiano, delle sofferenze e delle aspettative.
Ho manifestato con grande semplicità il desiderio di potermi ritrovare, invece, ancora in una scuola dove si vivano i valori del rispetto reciproco, prima per le persone e poi per l'istituzione scolastica alla cui immagine tengo fermamente poiché la considero «la mia seconda casa».
Quando in un'istituzione scolastica si distrugge il rispetto per la persona, vengono meno anche tutti quei presupposti perché l'opera non si risolvi in un'arida esecuzione di regole e il rapporto educativo non venga sostituito da un semplice «addestramento di persone».
Nella nostra scuola manca il dialogo vero, quello fatto di intenti e di idee, quello che non può confondersi con l'invidia o altro.
La parola «complotto» mi fa capire ancora una volta quanto siamo lontani da una scuola di «qualità», fatta di intenti e di contenuti.
La nostra scuola di Montegrotto deve essere di tutti e per tutti, anche per i consiglieri e gli assessori comunali che sono prima di tutto dei genitori e in quanto tali, liberi di manifestare stima e solidarietà per la loro insegnante che opera solo per il bene dei loro figli, dell'istituzione e del paese tutto. Ed è proprio per il mio Paese e per i miei alunni che ho accettato di sopportare tanta sofferenza in tutti questi anni, perché in loro riconosco ancora i veri valori della vita |